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| Fondata da Alessandra Galante Garrone nel 1976, riconosciuta nel 1984 dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo, Corso di Formazione Professionale della Regione Emilia Romagna (Fondo Sociale Europeo) dal 1990, la Scuola di Teatro di Bologna ha da sempre operato - attraverso un rapporto organico e apposite convenzioni - con alcuni fra i più importanti teatri pubblici e privati italiani ed europei. Ciò ha offerto e offre agli allievi l’opportunità di passare dalla formazione alla produzione grazie anche a scambi didattici e a diverse, proficue collaborazioni. Fra le tante realizzate in questi anni, ricordiamo quelle con il Théatre du Soleil di Ariadne Mnouckine, l’Ecole Jacques Lecoq di Parigi, l’Eugene O’Neill Theater di New York, l’Accademia di Musica di Praga, l’Università agli Studi di Bologna, l’Odense Teater, il Cirque Baroque di Parigi, il Teatro Comunale di Bologna, Nuova Scena/Arena del Sole/Teatro Stabile di Bologna e la Fondazione Teatro Due di Parma. Si sono inoltre realizzati e consolidati rapporti con numerosi insegnanti fra cui - tra gli altri - Claudia Busi, Pierre Byland, Marco Cavicchioli, Guido De Monticelli, Vittorio Franceschi, Nanni Garella, Mervin Goldsmith, Jacques Lecoq, Walter Le Moli, Augustin Letelier, Piero Maccarinelli, Susanna Marcomeni, Walter Pagliaro, Giovanni Pampiglione, Raul Ruiz, Lorenzo Salveti, Jerzy Sthur, Mario Valgoi, Clara Zovianoff. | ||
| Oggi la Scuola porta il nome di Alessandra Galante Garrone, sua fondatrice recentemente scomparsa, e continua il cammino operando nel solco della continuità con il Suo insegnamento. | ||
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| Ecco alcuni degli spettacoli più significativi che la Scuola di Teatro ha realizzato in questi ultimi anni, con la partecipazione dei suoi Allievi: "Echi dell’89" in collaborazione con la Provincia di Bologna, il Teatro Comunale e l’Orchestra Sinfonica Giovanile di Budrio, Regia di Jerzy Sthur; "Passaggi" in collaborazione con la Civica Scuola Paolo Grassi di Milano regia di Remondi-Caporossi; "Frammenti da zio Vania" di Anton Cechov in collaborazione con il Teatro di Omsk e la Convenzione Teatrale Europea per la regia di Nanni Garella; "La Maddalena lasciva e penitente" di Andreini-Monteverdi, produzione Feste Musicali del Teatro Comunale di Bologna regia di Walter Pagliaro; "Lager: memoria dei campi di sterminio" da Primo Levi, produzione Teatro Testoni InterAction, regia di Vittorio Franceschi; "La purpura de la rosa" di Torrejon y Velasco e Calderon de la Barca, produzione Feste Musicali del Teatro Comunale di Bologna, regia di Raul Ruiz; "Ista Laus pro nativitate et passione Domini", produzione Nuova Scena/Arena del Sole/Teatro Stabile di Bologna, regia di Nanni Garella; "L’Inferno" di Dante Alighieri, produzione Festival di Borgio Verezzi, regia di Lorenzo Salveti; "Le donne curiose" di Carlo Goldoni, produzione Nuova Scena/Arena del Sole/Teatro Stabile di Bologna, regia di Walter Pagliaro; "Romeo e Giulietta" di Shakespeare, produzione Fondazione Teatro Due di Parma, regia di Walter Le Moli; "Le anime morte" da Gogol, produzione Teatro Franco Parenti e Spazio Krizia, regia di Guido De Monticelli; "Poema di Ligabue" di Cesare Zavattini, produzione Nuova Scena/Arena del Sole/Teatro Stabile di Bologna, regia di Vittorio Franceschi; "Ombra di luna", produzione Arcipelago Circo Teatro - Biennale di Venezia, regia di Marcello Chiarenza, "L’opera da tre soldi" di Bertolt Brecht, Chiostro dell'Arena del Sole di Bologna, regia di Vittorio Franceschi; "Circo di baci", di Agustin Letelier, Festival di Certaldo. Dal 2004 la Scuola di Teatro di Bologna gestisce il CircoTeatro Sanleonardo di Bologna. Qui sono stati realizzati: “La Venexiana” di Anonimo del ‘500 - regia di Giovanni Pampiglione; “Naufragi”, due racconti di Paolo Crepet - adattamento e regia di Vittorio Franceschi; “Turandot” di Carlo Gozzi - regia di Walter Pagliaro; “Surreal Circus - Il Viaggio Infinito” (poi ospite al Festival di Certaldo), regia di Agustin Letelier; “Viaggio nella città di Zeta” - testi di Cesare Zavattini, drammaturgia e regia di Vittorio Franceschi; “Il ritorno del figliuol prodigo” di André Gide - regia di Vittorio Franceschi. Sempre al CircoTeatro Sanleonardo, nel corso di tre anni, sono state proposte con grande successo di pubblico oltre 50 serate di “Cirque-cabaret”, realizzate dalla Compagnia “Chi è di scena”, composta da ex allievi della Scuola di Teatro di Bologna. | ||
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| 2000
- Premio "Ubu" a Elena Bucci
2001 - Nastro d’argento a Stefano Accorsi 2002 - “Coppa Volpi” della Mostra Cinematografica di Venezia a Stefano Accorsi 2002 - Premio "Wanda Capodaglio" a Mirko Rizzotto 2003 - Premio "Salvo Randone” a Daniele Biagini 2004 - Premio “Salvo Randone” a Tamara Balducci 2005 - Premio "Ubu" a Francesca Mazza 2005 - Premio “Salvo Randone” a Elisa Rampon 2005 - Premio “Hystrio” (ex aequo) a Woody Neri e Mirko Rizzotto 2006 - Premio “Hystrio” a Massimo Nicolini 2007 - Premio “ETI - Olimpici del Teatro” a Elena Bucci e Marco Sgrosso 2007 - Premio "Ubu" come migliore attore e autore (testo "Dissonorata") a Saverio La Ruina 2009 - Premio "Gino Cervi" a Loris Dogana |
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| Vincitori del Festival
delle Arti, Bologna (Sez. Teatro)
2003 - Emanuele Maria Basso
e Andrea Lupo
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| Lo
spontaneismo e l’auto-pedagogia, che hanno contraddistinto buona parte
del movimento teatrale degli ultimi decenni, hanno creato molta confusione
e dato il via a un serio processo di arretramento e dequalificazione professionale
di cui oggi si avverte il segno preoccupante; “avanguardia” - “sperimentazione”
- “ricerca” sono diventati “generi” teatrali recando in sé, implicita,
la messa in discussione di un “teatro d’arte” che invece, da sempre, tutto
ciò comprende e di ciò si nutre per sua stessa necessità
vitale. L’arte ricerca e sperimenta sempre, e i veri artisti sono sempre
all’avanguardia. Giusto aprire le finestre e innovare, mandando in soffitta
le vecchie parrucche, sbagliato mandare in scena giovani tecnicamente impreparati:
una voce non impostata, una dizione e una articolazione barcollanti, la
goffaggine di un corpo non educato, la casualità di un gesto, non
possono certo essere segni distintivi del nuovo teatro. Spaccare l’albero
in quattro per il lungo, o segarlo alla base per il largo, non è
mai buona politica. Molto più produttivo fare innesti nuovi sul
vecchio tronco, che da cinquemila anni ci nutre e continua a dar frutti.
Ma per fare questo bisogna studiare seriamente e con umiltà. Crediamo che il teatro delle nuove tendenze, soprattutto quello giovane che si esprime in buona parte utilizzando le più aggiornate tecnologie visive e foniche ma trascurando spesso in modo imbarazzante la parte attorale, debba fare un passo indietro e riscoprire certi valori prodotti da un corpo vivente con voce e sguardo che si muove sulla scena, senza gettare fumo negli occhi degli spettatori con effetti studiati “pour épater les bourgeois” o per catturare le nuove generazioni di artisti - e di spettatori - ai quali, per ragioni anagrafiche e per assenza o insufficienza della documentazione - è negata la connessione con il passato più alto e significativo del nostro teatro, anche se recente. Chi spiega ai giovani d’oggi che prima delle “avanguardie” due pilastri come Luchino Visconti e Giorgio Strehler hanno rinnovato il teatro italiano, portando davvero l’Italia all’avanguardia nel teatro europeo, con l’apporto di attori straordinari e senza l’ausilio di espedienti tecnologici? Non si tratta di negare il progresso, ci mancherebbe altro, ma di affermare con forza la centralità dell’attore, unico e insostituibile “messaggero del poeta”. E di ricordare che alla base di ogni arte c‘è un lungo, appassionato, silenzioso e umile lavoro artigianale, senza il quale non c’è arte possibile. Eppure molti pensano - e alcuni teorizzano - che i giovani attori possano fare a meno di Scuole e che il talento innato sia di per sé sufficiente per esprimersi: basta salire su un palcoscenico e affermarlo. E’ un equivoco dannoso e non è un caso se il nostro teatro, da sempre minore rispetto ad altri modelli - inglese, francese, tedesco - ancora oggi non riesce a proporre attori importanti a livello europeo. Siamo ancora il Paese del Genio Isolato (un paio al secolo, se va bene) e del Gregge Incolto. Ci rifugiamo dietro all’eccezione che conferma la regola, proprio perché siamo il Paese dell’eccezione sublime e delle regole schivate o addirittura calpestate. Da sempre, la Scuola di Teatro di Bologna sostiene che una formazione di qualità è necessaria, anzi vitale, per la scoperta e lo sviluppo artistico dei giovani. E’ possibile che un grande violinista non conosca la musica? E non abbia studiato solfeggio? E’ possibile che un grande ballerino possa danzare “Il lago dei cigni” senza aver prima educato il corpo alla disciplina della danza, senza aver fatto ore e ore di sbarra? Alla base dell’espressione artistica c’è lo studio: quotidiano, meticoloso, rigoroso. Senza formazione non c’è espressione, senza la “cultura dello studio”, come dicevamo, non c’è arte. Solo
una seria formazione permetterà la crescita di una nuova generazione
di artisti al passo con l’Europa, e svilupperà interazioni necessarie
e non strumentali fra discipline diverse, per la ricerca di forme nuove
di spettacolo con le quali parlare in modo chiaro e qualitativamente alto
- il che ci sembra importante - del mondo che ci circonda, e per rivelarlo,
essendo il teatro, fondamentalmente, rivelazione.
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